domenica 7 febbraio 2016

Slow food

Ci siamo lasciati ed è già passato abbastanza tempo, scrivo abbastanza che sono già tre settimane eh, non dico minchiate io, tre settimane come nella canzone. Sono andato con un’altra va bene? C'E' COSA? Stavo scoppiando, non capivo più niente e non era la solita patologia da homo erectus: ero diviso in mille pezzi e alcuni possedevano i genitali. Sono stati questi che hanno incontrato una collega di Giulia. Una con le minne grosse, la faccia da oca giuliva e il tono di voce squillante. Belle gambe, begli occhi…mi ha scopato va bene? Ha fatto tutto lei e siccome non funzionavo come lei aveva previsto mi ha anche preso per i fondelli per il resto della serata. Ci siamo lasciati, il tempo scorre ed io mi consumo ma… non mi fisso sulle cose io. Non sto qui a rimuginare di amori finiti e minchiate varie, lavoro io, lavoro e produco. Poco ma produco e alle 12 e 45 stacco e vado a mangiare. Entro nella trattoria e don Pietro cerimonioso avanza fra i pochi tavoli con la sua bella panza e mi fa - Dutturi, prego dutturi, si metta là. Non è buono? Annuisco ma non è per snobismo, è che sono distratto. - Di primo abbiamo… - La pasta col nero di seppia c’è? - Dutturi, giusto quella? Manca la materia prima,però ci sono spaghetti con i masculini o una norma che… - Passiamo ai secondi don Pietro. Voglio dei calamari alla griglia e un’insalata verde - Subito dutturi, subito. E indietreggia manco fossi Luigi XIV, non vede l’ora di sparire. Ci siamo lasciati due, anzi tre settimane fa...tre o quattro?
Non tengo il conto. Non faccio niente e non penso a niente, vorrei vivere per un anno così a non fare una beneamata, a vivere e basta solo perchè respiro…e mangio. Chissà se ho abbastanza denaro per potermelo permettere. Un rapido calcolo: NO! Squilla il cellulare.
- Dottor buongiorno ( è il ragioniere) mi spiace ma dovrebbe trovare il tempo di venire perchè (perchè seiunrompipalle rag. un grosso rompipalle) lei ha messo una firma sulla pagina sbagliata e per fare la correzione ( minchia ma io devo mangiare, evadere, fuggire, sparire, svanire per un anno si era detto o di più?) è necessaria la sua nuova firma in calce……………
Non ricordo cosa gli ho detto, ma abbiamo preso un accordo. Quale? Beh più tardi lo chiamo.
I calamari si preannunciano con un profumo delizioso, acquolina e pace, posati davanti a me sono uno spettacolo. Afferro il pane e le posate. Squilla il cellulare. Due, tre, quattro volte.
- Pronto? ( ma cu minchia si a quest’ora) - Filippo, scusami ma lo zio ha scordato sul tavolo…
- Non sono Filippo! - Le chiavi della credenza della casa di campagna e…
- Signora ha sbagliato numero.
- devi tornare a prenderle perchè sennò…scusi ma chi parla? - Non sono Filippo! Signora non sono Filippo - Ah, non è Filippo? Scusasse sa, pareva Filippo.
Telefonata chiusa e appetito aperto: primo boccone e tozzo di pane, delizioso. Sorso di vino bianco di Alcamo fresco e profumato. Sono già in viaggio per i mari del Sud e sono al sud, mare, sole, palme e dolce voglia di far niente che è un’arte non crediate. Ma ci sarà un modo per sparire no? E se mi compro un camper? Di seconda mano: E vivo lì, e vado in giro e scrivo sul blog dal camper eh? Ma stavolta cambio argomenti che ci ho la mia cultura io sapete. Il “Blog dei posteggi” lo chiamo.
Secondo boccone. Squilla il cellulare. Fanculo! Non rispondo, non potete rompere i cabbasisi ogni 3 minuti, non potete. Magari è mia madre che deve dirmi delle analisi di papà, apro il cursore.
- Enzo ciao, perchè non mi hai salutato ieri in via Etnea? 
- Pronto? - Mi senti Enzo? O sei già caduto a terra, pare che tu sia in contatto con un fantasma. - …… -Enzo ci sei? - Giulia…ciao Giulia…scusami non si sentiva bene…ciao Giulia
- Ok, ok, ci siamo riconosciuti, ma non mi hai risposto.
Sudo, sto sudando, devo raccogliere le idee, devo riprendere il filo, devo, devo, devo rispondere.
- Ero certo che tu non mi avessi visto in città e… poi passavo da lì per caso (minchiatona col botto!!!!)
- non ti ho visto subito, ti ho intuito. Mi succede sempre con te, ti intuisco perchè smuovi lo spazio attorno a me, alzo lo sguardo e sei lì!
Giulia, maledetta, non dire così. Non dire così che mi fai morire, Giulia e io non sto a rimuginare sulle cose, non sto a struggermi per amori finiti e minchiate simili io.
- Ti ho visto indaffarata e in compagnia, stavi per salire in macchina e c’era traffico. Mi è sembrato indiscreto per voi. - Che fesserie Enzo. - Beh, potevi iniziare tu allora - Te l’ho letto negli occhi che non volevi salutarmi in quel momento e ci sono rimasta male Enzo. Dimmi che non è così.
- Eri con un altro Giulia e non me la sono sentita
- Geloso? Enzo sei geloso!
- Non sono geloso, sono, ero… imbarazzato ecco tutto …..
- Non mi hai ancora chiesto chi era l’altro……. Era Manfredi uno dei dirigenti dell’aereoporto, strano che tu non l’abbia riconosciuto. Quando stavamo assieme vi siete anche presi qualche caffè assieme.
- Quando stavamo assieme Giulia eravamo un’altra cosa
- Vero, ma siamo restati diversi, siamo altro ogni volta che ci incontriamo. Volevo salutarti di persona.
- Giulia smettiamola di farci male, lo sai che ti rivedrei con piacere, lo sai ma poi, poi c’è sempre il poi, forse è colpa mia che non sono capace…ma mi resta sempre una ferita…
 - Non c’è nulla di male a dire ti amo. Enzo fra un paio di giorni parto, volevo salutarti per questo Torno a Roma, lavorerò a Fiumicino. SvaniscoEnzo ma se vuoi possiamo chiudere qui. Così.
 - Stasera Giulia. Alle otto davanti a Savia. Ciao 
- Ciao

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