mercoledì 10 febbraio 2016

I singles non piangono mai

Ho deciso ieri sera. Cambio casa, non so se Giulia sarebbe contenta ma io quando l’ho deciso mi sono dato il cinque da solo. E vai Enzo, casa nuova e nuovi casini, vai vai vai ci diamo una mossa e cambiamo le prospettive. Così mi sono detto ieri sera mentre facevo due passi per il quartiere: me lo sono guardato a lungo e l’ho salutato. Malinconia? Che cazzo dite, i duri come me non piangono mai… Ero distrutto altrochè, pieno di tristezza e non capivo il perchè.
Sto qui da 7 anni e faccio la stessa vita da sempre: gli amici (pochi) la gente ( molta) le donne ( no comment) il lavoro ( Mah) e un gatto da 3 anni ( Ex Gatto). Tutto utile niente indispensabile, mi dicevo.
Ed erano le solite sciocchezze perchè mi sembrava, andando via, di spogliarmi nudo come un verme e presentarmi all porta della vita come un mendicante che cerca aiuto e comprensione.
Malinconia? Ma che ne so accidenti, confusione forse, o forse altre cose ancora, malinconia no, niente malinconia per Enzo. Enzo ieri sera ha deciso lucidamente e la prossima settimana trasloca in un’altra zona della città . Mentre ero lì con questa bella e maschia decisione fra le braccia il cielo si è annuvolato: pioverà mi son detto, piove spesso di sera dopo aver fatto un umido pazzesco per tutto il giorno. E mi sono incamminato di corsa verso casa, ho intravisto la macchina parcheggiata nel controviale mi è sembrata integra (ci ho speso una bella barca di soldi) e mi sono infilato dentro mentre tra un tuono e l’altro si è messo a piovere.
Ho già iniziato a smontare molte cose e il pavimento è pieno di scatoloni a loro volta pieni di cianfusaglie. Avete mai notate di quanta roba inutile ci circondiamo? Una quantità di cose perfettamente senza senso vero ma che segnano la nostra giornata come i catarifrangenti di una strada.
Quindi ho fatto il solito slalom fra l’ingresso e la cucina e sono approdato al divano unica presenza ancora utilizzabile di questa casa; lì mi sono afflosciato col telecomando in mano e la tv spenta. Pensavo a mille cose e non ne fermavo nessuna, il senso di vuoto senza dolore, di vuoto e basta, non se n’era andato, era lì dentro quelle stanze che avevo deciso di abbandonare per sempre Pensavo anche a questo blog, a questo modo di sfogarmi come un minchione gridando all’aria i miei perchè. Pensavo a voi, agli altri blogger ognuno chiuso dentro la sua scatola col suo inconfondibile profumo, con i suoi sogni e i suoi ritmi, gli uomini e le donne, i colori del template, la grafica, le foto…la musica ( a proposito devo pensare di metterla anch’io).
Ah, dovevate vedermi stravaccato sul sofà con i miei jeans “vissuti” spettinato e la camicia bianca a righine sottili che mi piace tanto. Uno spettacolo! La rappresentazione perfetta del single a riposo, in attesa che cambi il tempo, perchè fuori intanto l’acqua veniva giù giusta e faceva abbastanza rumore.
Ad un certo punto avevo fame, quel tipo di appetito che prende a tradimento quelli che fanno una vita del cavolo come la mia e mangiano in un disordine continuo ( nella casa nuova cambieremo anche questo!?) e mi sono alzato. Qualcosa nel frigo doveva pur esserci, di uscire di nuovo per l’ennesima trattoria- gastronomia neanche a parlarne.
In piedi allora e fuoco ai fornelli e son passato davanti ai vetri che danno sul terrazzino e lì dietro i vetri c’era Bonsai. 
Grattava il vetro con la zampa ed era lì. Il mio gatto era tornato. Ho aperto, era in condizioni disastrose: un occhio chiuso, il pelo arruffato e sporco a tal punto da aver cambiato colore. - Micio, vieni qui- gli ho detto abbassandomi. E’ entrato e faceva le fusa il mio vecchio amico, zoppicava e faceva le fusa. Ed io piangevo come un coglione. Stamattina l’ho portato dal veterinario: malconcio ma si riprenderà, abbiamo la scorza dura io e lui e ci trasferiamo assieme. Adesso nulla mi trattiene più qui. Nulla.

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