giovedì 11 febbraio 2016

HO APERTO LE IMPOSTE

E’ piovuto tutta la notte ed io mi sono rannicchiato nel letto per la prima volta dopo tanti mesi: dormo spalancato in genere, aperto al mondo e ai sogni.
Sentivo, dietro i vetri, l’acqua che scorreva come un muro compatto; ogni tanto un tuono lontano e qualche scia di luce dei lampi. Quanto mi piace sentire la pioggia che cade, il suo rumore mi coccola e dentro quella sinfonia posso immaginare qualsiasi cosa, anche di scrivere un post. Verso le 4 del mattino mi sono alzato e ho aperto un po’ le imposte: volevo ascoltare meglio. Disteso nel letto mi sono lasciato andare a ruota libera, nessun programma, nessuna priorità, la mia testa ronzava sconnessa a qualsiasi volontà esterna.
Esisteva solo la possibilità magica di formulare un pensiero, estrarne l’emozione, godersela, scoprirla nuova…fuori il sipario dell’acqua che cadeva. Stavo per addormentarmi quando un pensiero, scappato non so da dove, mi ha fulminato lì sul letto: ho pensato per un istante che normalmente in queste condizioni avrei cercato Bonsai, gli avrei aperto la porta della terrazza e lui sarebbe corso ad accucciarsi sodisfatto accanto al divano. Da lì la mente è volata via sui mille panorami che abbiamo nascosti dentro, la morte, la vita, il sesso l’amore, l’amicizia e Enzo con i suoi sogni e i suoi libri. E un domani ancora vasto mentre il passato è ancora attaccato al culo.

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